L’America spiegata agli Italiani. In libri #4

In America con Oriana Fallaci II

Oriana Fallaci, Penelope alla guerra, Milano, Rizzoli, 1962.

E finalmente un romanzo. E un romanzo in cui l’America è co-protagonista. La storia è quella di Gio’, sceneggiatrice, spedita a New York per ideare un bellissimo film, ma molto è anche descrizione degli States. Al tempo in cui il libro è stato scritto l’America era l’apoteosi del nuovo, del moderno, tanto quanto l’Europa, e in particolare l’Italia lo erano dell’antico. Gli americani apparivano ricchi e quasi onnipotenti, convinti che “felicità voglia dire benessere”.

Gio’ parte “con la fiducia di chi debba trovarci un miracolo” e lo trova; ha fame di grattacieli e cemento, forse anche per l’impressione romantica lasciata dagli americani liberatori, in particolare Richard, di cui si innamorò ragazzina. A NY Gio’ trova Martine, la quintessenza della città, bellissima, appariscente, divorziata e “impegnata a spremere alimenti” all’ex marito che non è abituata a frequentare persone che lavorano. Una sorta di Carrie Bradshaw ante litteram. Il boss le spiega che lì contano solo i soldi, sono il nuovo Dio, le banche le sue cattedrali, gli impiegati di Wall Street i loro sacerdoti, che lì lei potrebbe fare fortuna.

Interessantissima la prospettiva di genere. NYC viene visitata come un mondo fatato in cui è possibile schizzare in alto mare con un ferryboat, poi con un taxi precipitarsi all’Empire State Building e volare “fino a grattare la pancia alle stelle”, poi di nuovo catapultarsi a Time Square in un “inferno di luci”, osservando il tutto con gli occhi sgranati di un bambino nel paese dei balocchi. Allo stesso tempo però è anche la città in cui i barboni vengono presi a calci mentre giacciono su un marciapiede, ubriachi, disperati e folli piangono ai margini della strada.

Insomma un bellissimo ritratto dell’America di qualche anno fa, intrecciata ad una trama di romanzo, lettura coinvolgente e piacevole, non troppo lunga, con molti spunti di riflessione (come è cambiata o non è cambiata la percezione degli States, come sono o non sono cambiate dinamiche sociali e di genere…).

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