L’america spiegata agli Italiani #26

Non vorrei dare l’impressione, con le mie descrizioni umoristiche della mia esperienza d’oltremare, di sparare a zero sull’America.

Per fugare ogni dubbio in merito e per dare, come dice il proverbio, un colpo al cerchio e uno alla botte, oggi vorrei parlare con solenne devozione di uno degli aspetti più sacri della cultura americana.

I dolci.

Ebbene sì.

I dolci americani sono notevoli.

Non ultimo nell’aspetto.

I cupcakes, che non hanno bisogno di presentazioni.

Da non confondere con i muffins, errore comune per gli italiani. L’impasto e la consistenza sono diverse, le cupcakes sono schiacciate e ricoperte di frosting, o icing, che può essere a base di panna o di formaggio cremoso. Praticamente infinite le varianti.

Le pies.

Difficile da tradurre; in teoria pie sarebbe ‘pasticcio’, non in senso negativo ma nel senso di ‘tortino’, esempio ‘pasticcio di carne’.

Nel caso delle pies intese come desserts, tradurrei con ‘crostate’, per via della presenza della crust; anche se va detto che non si tratta di pasta frolla ma brisée, non dolce. A differenza delle crostate di casa nostra poi non sono farcite di marmellata ma di frutta fresca che cuoce in forno con la pasta. Pure qui naturalmente infinite e deliziose sono le possibili declinazioni

Apple pie; vero simbolo americano, “as american as apple pie” si dice, anche se la ricetta arriva ovviamente dall’Inghilterra con i primi coloni. Ripieno di cubetti di mela, con un po’ di zucchero burro e spezie.

Pumpkin pie; ripieno di zucca cotta al forno e passata, che si trova anche già pronta in barattolo, uova, panna o latte condensato, zucchero e una miscela di spezie.

Pecan  pie; noci pecan su una cremina ottenuta con amido di mais acqua e zucchero di canna.

Peach pie; come quella di mele ma con le pesche;

Cherry pie;  come prima ma con ciliegie…

Spesso servite con una pallina di gelato alla vaniglia, versione detta à la mode, o con panna montata.

Cheese cakes, pure queste non necessitano presentazioni. Base di frolla ottenuta con biscotti sbriciolati e burro, crema a base di formaggio, uova zucchero, decorata con lamponi, o fragole, frutta, cioccolato o altro.

E le mie due preferite: banana cream pie: una sorta di cheese cake ma con crema e banana,

Key Lime pie: crostata con crema latte condensato aromatizzata al lime delle isole Key e meringa, se ne parla pure in una puntata di Dexter.

I cookies, i biscotti, bei biscottoni con gocce di cioccolato, o con uvetta, o cioccolato bianco, o arachidi.

E crediateci o no, nonostante il primato universale del gelato italiano, ora sì che vi stupirò, se si parla di gelato industriale, quello americano è meglio.

Alcune varietà americane di gelato poi sono davvero strepitose: lo s’more, che imitando lo s’more, di cui ho già parlato, è un gelato alla vaniglia con pezzettoni di cioccolato,

pezzetti di biscotti e ciliegie; quello all’oreo cookie, di nuovo alla vaniglia con pezzi di biscotti oreo

e il mitico cookie dough, sempre vaniglia con pezzetti di cioccolato ma anche palline di impasto per biscotti, sì, e sì, crudo, e già, lo so, suona terribile ma è fantastico, presenza fissa nel mio freezer.

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One thought on “L’america spiegata agli Italiani #26

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