L’America spiegata agli Italiani #16

Merende e snacks americani. Tutti li avete visti nei film, ma adesso è ora di apprezzarli. Dunque partiamo con il dolce. La più tipica merenda dei bambini americani: pane e burro d’arachidi, peanut butter. Il burro di altro non è che un frullatone di noccioline con tantissimo sale e tantissimo zucchero (no, non si annullano a vicenda)

Il risultato è, naturalmente, una sbobba marroncina, allappante, né dolce né salata. Si mangia spalmato sul pane (e quando dico pane intendo pane finto)

anche insieme alla marmellata, o gelatina, il classico peanut butter & jelly

Poi ci sono i famosi cioccolatini ripieni di burro d’arachidi

o i biscotti.

Ma per la merenda molti scelgono il salato. Tra gli snack più diffusi i nachos (le patatine messicane di mais) con i vari formaggi fusi o salse…

In generale agli americani piacciono un sacco le salsine in cui intingere patatine o altro, il dip

la versione sana prevede le verdure

lo fanno anche con la frutta, intingendola nel caramello o nei formaggi cremosi

Veri classici degli antipasti a buffet questi dip. Tornando al salato, restando sul concetto di dip, e di snack, i breadsticks, intraducibili, anche se loro, erroneamente li ritengono una cosa italiana (??), infatti si trovano spesso insieme alla pizza. In pratica rettangoli di pasta di pane untissimi, ricoperti di formaggio grattugiato non ben identificato, sale, origano e chissà cosa, da intingere in una salsina di pomodoro.

E ora torniamo al dolce e a qualcosa che di sicuro avete visto nei film: i marshmallows,

classici del campeggio, da arrostire sul fuoco

ma anche per preparare i mitici smore: biscotto secco, quadretto di cioccolata, marshmallow, biscotto:

Beh in effetti merita.

America for (Italian) dummies #15.2

Galateo: The Rules of Polite Behaviour.

Good news.

Any Italian living in the US, is always quite shocked about something.

The post office.

Smiling employees, greeting you and politely asking how are you and what you need. People waiting quietly on line.

In Italy that’s science fiction. An Italian Post Office normally looks like a circle of Dante’s Inferno. Tons of people waiting nervously, watching the clock and thinking about the time their are wasting, mothers trying to calm down their kids, foreign tourists looking lost because nobody speaks English. It doesn’t matter what time you go, it will be packed. Always. I you will wait for ever. Frustrated employees fighting with computers often too slow. Old ladies trying to cut the line. People getting angry and arguing noisily, with old ladies trying to cut the line, with other customers, with employees.

Any American post office compared the Italian ones, will look to an Italian as a Paradise of courtesy.

In Italy, when you go to the grocery store you are lucky if the person behind the counter lazily says you “‘giorno”. Short for “Buongiorno” (the entire word is probably too hard). Same for the person at the check out. Smiling is a mere optional, don’t expect that. Despite our reputation of paese del sole, we are not so solari, not “sunny” people, we are rather quite musoni ‘gloomy’.

And do we want to talk about political correctness? Something that never really reached Italy.

In Italy nobody even think for example, that someone doesn’t celebrate Christmas, or that a woman might be actually able to fix a car herself without the help of a man.

In the US anyone would introduce a negative comment with a positive one “You did a really good job with x, however I was wondering…”… in Italy people just brutally disagree: “Ma questo non è vero!” (‘That’s not true!’).

Ah Italy…

…That’s why you will hear very often “però gli Americani sono sempre educati!” (‘Americans are always so polite!”).

America for (Italian) Dummies #15.1

Galateo: The Rules of Polite Behaviour.

Bad news first.

Venezia, 1588. Giovanni Della Casa published his Galateo, overo de’ costumi, a courtesy book, a short guide to every-day good manner, shortly become a best seller all over Europe. The word Galateo is in fact still used as a synonym of ‘good manner’, buone maniere, or buona educazione.

But what’s Galateo?

Answers may vary. Burping noisily at the end of a meal is normally considered impolite. But in a few countries that’s a way to show how much you enjoyed the meal.

Paese che vai usanze che trovi, as we say.

During my time in the US I have heard many times “oh you Italians are so formal” for things that any Italian would consider just “polite”, minimum level of politeness, or even “not being rude”.

So if you want to know the reason why your Italian friend had a vaguely scandalized look on his face at something you did, here’s a short list of culturally based variations of the idea of good manners.

1. Clothing:

Ok, we have a reputation to uphold. It’s pretty clear that we pick clothes in a really different way, and I believe that even the less fashion-victim-inclined Italian would be puzzled at some American habits.

I believe that any Italian in the US has a similar impression about the way in which Americans choose attire according to the occasion: first date with a girl/guy? Family dinner at a good restaurant? Mass? Class? No difference. Baseball cap, tennis shoes, shorts, and hoodie are perfectly fine.

That’s the reason why your Italian friends had that puzzled face.

As a matter of fact, the Italians don’t go to class wearing shorts. You don’t wear shorts to go to the museum. You definitely don’t if you go to the Restaurant. If you go to the Church wearing shorts they can literally kick you out.

It is considered inappropriate, consequently, somehow impolite.

It is not a moral judgement (well, in the Church it is, but that’s an entirely different issue: religious space, religious rules etc); the problem is not how many square centimeters of skin you are showing. If you have ever watched Italian TV you know that the Italians are not scandalized from nudity; it is just a matter of appropriateness.

2. Class behavior.

Tutto il mondo è paese (lit. ‘all the world is a village’): good students and bad students look the same all over the world; bad habits in class: talking, texting, chatting, sleeping… are the same everywhere. But in Italy nobody eats or drink during a class. You can quickly sip some water from a bottle, but nothing more. It would be considered impolite.

But most importantly (and this is based on my teaching experience in an American college): seriously guys, yawning noisily showing your uvola, is not ok. Never. In Italy that’s considered extremely impolite; people would be seriously offended to see that. An Italian Professor for sure would kick you out of the class if you yawn in his face. So per l’amore del Cielo (‘for Heaven’s sake’) cover your mouth.

3. “You don’t understand”

We don’t say that. That’s rude. It seems you are saying to the other person that s/he stupid and unable to understand. We say “Maybe I didn’t explain it clearly, let me try again”.

4. Table manner.

This is not a particularly bad habit, nor a real issue, but I’m quite sure that my fellow countrymen find somehow funny the way in which many American grab forks. As they were swords and meals a Crusade.

Now I know you all hate me.

But next post will be about good news, I promise.

L’America spiegata agli Italiani #15.2

Il Galateo Americano II. Le buone notizie.

E come promesso ecco le buone notizie.

Cosa volete, son ragazzi. Storicamente parlando sono dei giovincelli nati l’altro ieri per cui che ci volete fare? Non si tolgono il berretto in classe, non si fanno problemi a mettere i piedi sulle sedie. Ci vuol pazienza.

Però è anche vero che questi giovincelli sono gli inventori del politically correct, e di questo dobbiamo rendergli il merito.

Il politically correct non ha solo a che fare con la politica o la diplomazia, è un concetto molto più terra terra e molto più legato alle buone maniere della vita quotidiana e al semplice rispetto per il prossimo.

Evitare critiche troppo esplicite o distruttive (“questo è sbagliato” “questo non è vero”), introdurre una critica costruttiva o un commento, accompagnare un giudizio negativo con un giudizio positivo: “hai detto giustamente x ma, rispetto a y, mi domandavo…”, “ho molto apprezzato x, per quando riguarda y però credo possa essere migliorato”, “hai detto x, ma hai considerato che…”.

Evitare come a peste affermazioni generiche che fanno di ogni erba un fascio, presumere che un individuo, solo perché fa parte di un gruppo, abbia una determinata caratteristica.

Ad esempio presumere che una donna adori le scarpe, non sappia parcheggiare o non capisca il fuorigioco; o che un uomo ignori l’esistenza di un elettrodomestico detto lavatrice, adori il calcio o non sappia abbinare scarpe e pantaloni.

Semplice e sana buona educazione quotidiana.

In America tutti sorridono. Tutti salutano sorridendo.

Sempre.

Alla faccia dell’Italia che è il paese del sole. Dai raga’ ammettiamolo, siamo, spesso e volentieri, un popolo di musoni.

In US entri nei negozi e non solo ti salutano, ma ti chiedono anche “come stai?”, “cosa posso fare per lei”, se sei in un supermercato “ha trovato tutto quello che cercava?”, “ha bisogno di aiuto” anche prima che tu lo chieda.

Incroci un collega in ascensore e ti chiede come va.

D’accordo, saranno frasi di circostanza, in effetti a volte le persone ti chiedono “how are you?” e non si fermano ad ascoltare la risposta, ma va beh ragazzi, già solo l’atto è da apprezzare. A volte ti mette proprio di buon umore.

Tutti gli italiani in US restano letteralmente sconvolti dalla solarità degli impiegati dell’ufficio postale.

“Buongiorno, come sta questa mattina? Come la posso aiutare?”

“Mi scusi per l’attesa” (di trentacinque secondi)

“C’è qualcos’altro che posso fare per lei oggi?”

In Italia è, il più delle volte, semplicemente fantascienza.

L’America spiegata agli Italiani #15.1

Il Galateo Americano I. Le cattive notizie.

Un post dedicato alla buon’anima di Monsignor Giovanni Dalla Casa autore de Il Galateo.

Partiamo con le cattive notizie.

Vi prometto che seguirà post sulle buone in cui bacchetto gli Italiani narrando di quanto gli Americani sono meglio di noi. Ma ora non fate tante storie, un po’ di onestà intellettuale (quanto segue è basato sulla mia esperienza) e un po’ di autoironia; nessuno è perfetto e non prendersi troppo sul serio ogni tanto fa un gran bene.

Allora ripeto:

DISCLAIMER: Quanto segue è strettamente connesso alla mia personale esperienza negli US e non vuole porsi come giudizio sul o descrizione esaustiva del comportamento del popolo americano nella sua totalità. Nulla di quanto segue è da interpretarsi come giustizio morale, ma è da intendersi unicamente come giudizio estetico o socio-culturale.

1. Come ci si presenta:

Appuntamento con una ragazza? Cena al ristorante? Messa? Lezione all’università? Non importa.

Ti puoi tranquillamente presentare vestito esattamente com’eri nelle ore precedenti, il che può agilmente includere il pigiama. Pantaloni corti, ciabatte, maglia della tua squadra preferita e cappellino? Dov’è il problema?

E’ all’ordine del giorno che gli studenti si presentino in classe in pigiama, infradito, calzoncini ipercorti.

Togliersi il cappello quando si entra in una stanza? Ma che scherziamo?! Non sia mai.

Ho visto ragazze con i suddetti pantaloncini ipercorti e le suddette infradito anche alla messa, accanto ad altre ragazze e signore con elegantissimi tailleurs e cappellini. Ragazzi con le braghe fuori dai pantaloni per ogni dove. Ovviamente (fatemelo dire per la centesima volta, pallosi che non siete altro) il mio non (NON) è un giudizio morale. Ci mancherebbe (e soprattutto… cosa volete che mi interessi dare giudizi morali? Ho di meglio da fare nella vita e non è il mestiere mio, mica sono l’inquisizione spagnola), ma è abbastanza ovvio che il concetto di “appropriatezza” cambia enormemente da paese a paese.

E’ altrettanto chiaro però che non sono l’unica a percepire la cosa, perché alcuni ristoranti si premurano di richiedere ai propri clienti di indossare scarpe e maglia.

Sentirete spesso dire “Voi italiani siete sempre così eleganti”. Ehm… non è proprio così… ma grazie.

2. Sbadigliare:

Mostrare rumorosamente le tonsille e le tutte le otturazioni dentali con l’ausilio della braccia stirate all’indietro è considerato perfettamente normale. Rassegnatevi.

Forse solo all’interno del gruppo sociale degli studenti universitari assonnati, non so, ma in ogni caso, da dove vengo io è considerata una notevole mancanza di rispetto.

In compenso tossire o starnutire può fare di te un paria sociale in 3 secondi netti per la paura delle malattie (lunga storia ma non immotivata). Nota importante ci si copre la bocca con la manica, non con la mano (per non diffondere il contagio toccando cose o persone).

3. Buone maniere in classe

Oltre a quanto detto sopra (presentarsi in pigiama, sbadigliare senza che la mente venga neppure sfiorata dall’idea di coprirsi la bocca) è anche normale mangiare e bere durante la lezione. Ma non solo bere un po’ d’acqua da una bottiglietta o del caffè da una tazza da asporto. Intendo veri e propri pasti completi. Fatevene una ragione.

Dormire con la faccia sul banco o la testa rovesciata all’indietro? Capita.

4. Buone maniere a tavola.

Gente che impugna la forchetta come un bambino di pochi mesi ti afferra il dito. Con tutte le dita chiuse a cilindro intorno al manico. Solo questo dice tutto.

Ora tutti gli americani che conosco saranno offesissimi e mi odieranno tantissimo quindi smetto.

Avevo pensato di pubblicare subito di seguito anche il secondo post sui lati positivi per controbilanciare ed evitare (le solite) lamentele, ma che cavolo, non ho tempo adesso, datevi pace.

America for Italian Dummies #14

And so holidays are over. The new year started in a really shitty way (Paris…) and nobody is in the mood for a diet. On the contrary anyone need the comfort that only food can give. Therefore let’s get back to the glorious tradition: posts about food. Let’s start this new year with a big classic, or, at least what any Italian would define the most typical American meal: the Hamburger. First of all, prepare yourself: this is surely one of the more mispronounced English words ever (more examples here: https://misshome.wordpress.com/2013/08/11/42-i-miss-english-words-mispronounced-by-the-italians-1/ https://misshome.wordpress.com/2013/08/21/52-i-miss-the-creative-way-the-italians-mispronounce-english-words-2/ https://misshome.wordpress.com/2013/08/28/59-i-miss-the-creative-way-the-italians-mispronounce-english-words-3/) your native english ears will hurt. *AMBùRGHER [am’burger], that’s how your Italian friends will call it. Also, their concept of burger will be quite reductive, probably Mac-Donald’s based. Many Italian in fact believe a burger is the ultimate junk-food. Now is your patriotic duty to save this glorious American tradition, so bring them to a Diner (they have not idea of what a Diner really is: https://misshome.wordpress.com/2014/10/14/america-for-italian-dummies-4-2/ ) or in a nice Restaurant or in a good Pub. Introduce them to concept of ‘patty’, it will probably require a quick pronounce class.

to the idea of “rare, medium or well done?”

talk them about pickles

toppings, sauces, and sides  make sure to mention onion rings.

And be proud of yourself, you have just saved a national treasure.

L’America spiegata agli Italiani #14

Le feste son finite.

L’anno è iniziato veramente da schifo per cui non possiamo metterci a dieta, anzi ci confortiamo con il potere consolatorio del cibo.

Quindi riprendiamo la gloriosa tradizione dei post sul cibo.

E qual è il cibo americano considerato più tipico da tutti gli Italiani?

Naturalmente l’Hamburger.

E ora so a cosa state pensando, a quella cosa informe piatta e molliccia che potete trovare a MacDonald’s

ecco, fatemi un favore, dimenticatelo. Quello non merita il suo nome. Il vero burger non è affatto così e non è affatto junk food.

Se volete assaggiare un vero burger come Dio comanda, dovete innanzi tutto stare lontano dalle grandi catene (MacDonald’s, Burger King, Wendy’s…) ed entrare in un vero Diner (per saperne di più: https://misshome.wordpress.com/2014/10/10/america-for-italian-dummies-4/ ) o in un vero ristorante, o anche in un buon Pub.

Tanto per cominciare la carne, una bella polpettona di carne di buona qualita. leggermente schiacciata e grigliata (patty, ‘polpetta’), bella cicciotta, altro che quel piattume da fast-food

al sangue, media o ben cotta a seconda dei gusti del cliente, altro che quel piattume monocolore da fast-food.
I camerieri lo chiedono sempre: “Rare, medium or well-done?” (‘Al sangue, cottura media o ben cotto?’).

Poi viene servito su un bel piattone, altro che le scatolette di polistirolo dei fast-food, spesso aperto, in modo che il cliente lo assembli come meglio crede,

con sopra il formaggio se richiesto, e contornato da qualche foglia di insalata fresca, fette di pomodoro, cipolla, salse e gli immancabili pickles, i cetriolini sottaceto, normalmente più grandi di quelli che si trovano in commercio in Italia.

Il contorno più comune sono le mitiche patatine fritte, le French fries, ma si possono scegliere anche gli anelli di cipolla, onion rings,

le chips, o anche una bella insalata, per essere alternativi.